Fin dalla fine degli anni 70 ci si rese conto, in Italia, che una polizia organizzata, preparata, competente, in grado di far fronte all’evoluzione della criminalità e del terrorismo, non poteva
prescindere da un’organizzazione che valorizzasse e che riconoscesse, al suo interno, quei principi democratici che la nostra Costituzione Repubblicana richiamava da più di 30 anni.
La legge 121/1981 racchiude in sé questo spirito.
Lo spirito di una Polizia di Stato moderna, dove la formazione, i percorsi di specializzazione professionale, le competenze acquisite, i diritti e la dignità dei lavoratori del Corpo non potevano
rimanere esclusi da progetti di riforma e modernizzazione.
In quell’ ampio consenso che ha unito il Paese nella riorganizzazione della Polizia, veniva riconosciuto il diritto alla formazione, alla sindacalizzazione, alla contrattualizzazione ed alle pari
opportunità, con l’assunzione del personale femminile.
In questo quadro non poteva non avere rilevanza una parte sociale importante come il sindacato.
Fu riconosciuto alle Organizzazioni Sindacali della Polizia il diritto di essere parte contrattuale, sia in sede centrale che periferica, compresa la facoltà di partecipare attivamente su questioni
attinenti l’organizzazione del lavoro.
I contratti di lavoro, normativi ed economici, sono - oltre ad una garanzia per tutti gli operatori della sicurezza - una chiara testimonianza di cambiamento e progresso, nel difficile cammino del
consolidamento democratico.
Un cambiamento e un progresso percorsi sulla via dei principi costituzionali.
Purtroppo, in alcune situazioni, abbiamo potuto constatare che non è stato così.
Se da un lato sono stati introdotti, per i poliziotti, i valori fondamentali tipici di una società civile, dall’altro non viene digerito, da certi nostalgici “caporali di giornata” o “padroni di
casa” di passaggio - dopo oltre un ventennio - il sistema di relazioni sindacali, la democrazia e la libertà.
Di Siap Piacenza
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Pubblicato in : RIFORME
Thursday 12 march 2009
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