Con questo documento, alle porte della prossima  fase congressuale e sottoscrizione dell’ANQ, voglio riproporre parte della Mia relazione dell’ultimo congresso provinciale SIAP.

Prima, però, va dato riconoscimento pubblico a tutti coloro che insieme a me, si sono impegnati, alla fine del 2001, a ricostruire un sindacato che a Piacenza stava procedendo, con soli 4 iscritti, verso l’oblio.

         Oggi, grazie atutti quelli che hanno creduto e credono nel gruppo dirigente SIAP di questa città, il SIAP è il sindacato più rappresentaivo – da 5 anni – con una continua e inesorabile crescita.

Un risultato che ci ha stimolato e ci  stimola e al contempo ci suggerisce di proseguire, con quel coraggio, quella abnegazione e quella signorilità che ci ha contraddistinto, per costruire un clima sereno, basato sul rispetto dei diritti, delle norme contrattuali e della dignità umana.

         Abbiamo agito e agiremo sempre con signorilità ma senza tentennamenti, per rappresentare quella categoria di professionisti che sono chiamati quotidianamente a garantire l’ordine e la sicurezza pubblica, e che lo fanno anche quando le condizioni non sono ottimali.

Lavoratori della sicurezza che devono fronteggiare ogni giorno una delinquenza sempre più agguerrita e organizzata, sia sul piano nazionale che internazionale, a cui vengono chiesti slanci di altruismo, sacrifici personali e famigliari.

Fin dalla fine degli anni 70 ci si rese conto, in Italia, che una polizia organizzata, preparata, competente, in grado di far fronte all’evoluzione della criminalità e del terrorismo, non poteva prescindere da un’organizzazione che valorizzasse e che riconoscesse, al suo interno, quei principi democratici che la nostra Costituzione Repubblicana richiamava da più di 30 anni.

La legge 121/1981 racchiude in sé questo spirito.

Lo spirito di una Polizia di Stato moderna, dove la formazione, i percorsi di specializzazione professionale, le competenze acquisite, i diritti e la dignità dei lavoratori del Corpo non potevano rimanere esclusi da progetti di riforma e modernizzazione.

Modernizzazione che ha permesso di lottare e ottenere risultati eccellenti sia contro la criminalità organizzata quale la Mafia- ndragheta – camorra ecc… che contro il terrorismo nazionale e internazionale.

In quell’ ampio consenso che ha unito il Paese nella riorganizzazione della Polizia, veniva riconosciuto il diritto alla formazione, alla sindacalizzazione, alla contrattualizzazione ed alle pari opportunità, con l’assunzione del personale femminile.

 In questo quadro non poteva non avere rilevanza una parte sociale importante come il sindacato.

Fu riconosciuto alle Organizzazioni Sindacali della Polizia il diritto di essere parte contrattuale, sia in sede centrale che periferica, compresa la facoltà di partecipare attivamente su questioni attinenti l’organizzazione del lavoro.

I contratti di lavoro, normativi ed economici, che rispettivamente ogni 4 e 2 anni vengono sottoscritti sono - oltre ad una garanzia per tutti gli operatori della sicurezza - una chiara testimonianza di cambiamento e progresso, nel difficile cammino del consolidamento democratico.

Un cambiamento e un progresso percorsi sulla via dei principi costituzionali.

Purtroppo, in alcune situazioni, abbiamo potuto constatare che non è stato così.

Se da un lato sono stati introdotti, per i poliziotti, i valori fondamentali tipici di una società civile, dall’altro non viene digerito, da certi nostalgici “caporali di giornata” o “padroni di casa” di passaggio o di ritorno  - dopo oltre un ventennio - il sistema di relazioni sindacali.

Inoltre, con un impiego allegro, spensierato, rigido ed a volte sconsiderato del  regolamento disciplinare (che si sorregge sugli elementi individuati da un regolamento di servizio) si è potuto assistere, ed assistiamo tutt’ora, a continue umiliazioni, accompagnate da pura cattiveria, subite da madri e padri, da figli e figlie e da donne e uomini della Polizia di Stato.

E se ciò non bastasse, si interviene anche col tentativo di  piegare e far arretrare la   volontà riformatrice del sindacato e di screditare chi lo esercita senza secondi fini e ad esclusiva  tutela dei lavoratori.

Si interviene inoltre  violando i diritti dei lavoratori e le  norme contrattuali, con comportamenti che riteniamo antisindacali e con gestioni del personale basate essenzialmente sul personalismo e protagonismo.

Tutto ciò grazie alla consapevolezza  che i sindacati di Polizia non possono - a differenza di quanto avviene per le sigle confederali – mobilitarsi mettendo in atto strumenti democratici più incisivi.

È bene ricordare, infatti, che la nostra categoria non può aderire allo sciopero.

Ma a tutti coloro che con certe strategie ci volevano deboli, divisi e soli, oggi rispondiamo: avete fallito l’obiettivo!!

 

Noi del SIAP di Piacenza siamo forti, uniti e non siamo soli.

Noi del SIAP Piacentino siamo stati chiamati quotidianamente ad intervenire, in questa provincia, in vicende umane e professionali che hanno colpito una categoria che non ha più garanzie di professionalità, di serenità, e che vive in condizioni di lavoro non ottimali e demotivanti.

 

Siamo riusciti ad ottenere più qualificati momenti di partecipazione, preventivi e successivi, incalzando la parte pubblica al rispetto delle regole e dei ruoli.

 

Ma in questi interventi abbiamo preso atto che in alcune realtà dell’Amministrazione, le nostre peggiori ansie e paure non derivano da pericoli esterni, ma da un clima interno talmente mortificato

Mentre nutriamo la speranza che attenzioni e solidarietà rivolte ai poliziotti e alle loro famiglie non si manifestino solo con frasi di rito o cordogli di circostanza in occasione di eventi drammatici e a riflettori accesi, ci poniamo e vi poniamo questi interrogativi: è questa la Polizia moderna che intendevano i padri fondatori della riforma e tutti coloro che attraverso il sindacalismo “carbonaro” hanno lottato affinché nella pubblica sicurezza venissero riconosciuti i diritti democratici previsti per tutti i cittadini?

Il tentativo di ricercare il necessario compromesso non deve scadere nella cogestione, che è stata spesso espressione di una passività rispetto a situazioni di malessere.

Il SIAP, i suoi iscritti e i suoi rappresentanti non arretreranno di fronte alla responsabilità di disegnare un volto nuovo al proprio lavoro, più efficiente, trasparente e corretto.

Numerose scadenze interesseranno, nel prossimo futuro, gli operatori di polizia: rinnovi contrattuali nazionali e di amministrazione, formazione della contrattazione decentrata, modifiche ai regolamenti di servizio e disciplinari.

Il SIAP dovrà far sentire la sua voce proseguendo nella strada dell’unità e della compattezza.

La società attuale presenta aspetti estremamente complessi a cui le forze dell’ordine devono fornire risposte sempre più efficienti e per tale motivo devono essere previsti criteri diversi per la formazione del personale, per la riqualificazione, per l’aggiornamento.

Ad un più alto livello di preparazione professionale dovrà corrispondere una adeguata retribuzione.

La professionalità di ogni operatore andrà costruita attraverso rinnovati percorsi formativi e attraverso la realizzazione di precisi profili professionali che attribuiscano specifici compiti e funzioni al di la dei semplici rapporti gerarchici.

Va incentivato il coinvolgimento degli operatori di polizia in tutte le decisioni riguardanti il loro futuro professionale e sociale, dalle più importanti alle più banali.

Deve essere realizzata una attenta azione di politica sindacale, in relazione alla applicazione degli Accordi Decentrati modulata da un costante monitoraggio.

 

Obiettivo nostro deve essere il rafforzamento della dialettica politico-sindacale, con l’azione di tutela dei quadri e degli iscritti, che dovranno farsi portavoce delle esigenze della base e difensori di tutti coloro che subiscono torti e ingiustizie.

E’ necessario realizzare un impegno politico-sociale attraverso una forte azione di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sui temi e gli obiettivi che la nostra organizzazione si è prefissata: l’impegno a diffondere in tutta la società, ed in particolare nella nostra Amministrazione, la cultura della legalità, della trasparenza, della correttezza, dell’equità e della solidarietà.

A tale fine saranno fondamentali le indicazioni che provengono dalla base.

All’interno delle contrattazioni dovranno essere richieste relazioni sindacali improntate a criteri di massima trasparenza, garantendo il rispetto dei principi dell’informazione preventiva.

Il SIAP dovrà vigilare per garantire che la mobilità interna sia strumento che tenga conto delle esigenze dell’operatore, in conformità al rispetto dell’anzianità di servizio, della  professione e della specializzazione acquisita da ognuno, da collegarsi a percorsi di qualificazione e riqualificazione professionale.

L’attenzione del SIAP dovrà poi focalizzarsi sulla Contrattazione decentrata con un atteggiamento vigile e attento all’applicazione del contratto in sede periferica.

Ma il primo nodo da sciogliere dovrà essere la responsabilità dei dirigenti.

L’esperienza di questi ultimi anni ci ha insegnato che nei ruoli più bassi chi sbaglia viene deplorato, sospeso, destituito o costretto a pagare somme di danaro, mentre in quelli più alti si viene promossi e trasferiti ad altri prestigiosi incarichi. Compresi li “amici”

E’ senz’altro un diverso criterio di responsabilità.

Ma quando si mancano o si falliscono obiettivi oppure si dimostra una visione parziale di questi, devono essere attivate forme incisive ed inequivocabili di responsabilità, e se del caso attraverso il coinvolgimento della magistratura penale, civile e amministrativa.

Il grado più alto non deve rendere immuni da conseguenze. 

Noi lottiamo per una Polizia sempre più moderna, prossima al cittadino, europea e soprattutto ad ordinamento civile, perché il nostro passato e l’esperienza di altri paesi ci hanno insegnato che la militarizzazione di un corpo di Polizia, significa meno democrazia e meno diritti per tutti.

Per sostenere quanto faticosamente guadagnato nella riforma di Polizia, da questa  provincia, questa segreteria SIAP si impegnerà, con ogni strumento democratico concesso, a far si che si discuta sempre di più per attuare, anche per la nostra categoria di lavoratori, il diritto ad uno sciopero regolamentato con la garanzia dei servizi essenziali.

 

Perché è oramai certo, e lo abbiamo provato sulla nostra pelle, che per combattere certe strane gestioni carrieristiche, è necessario farlo con lo sciopero e con un sistema sempre più confederale.

Ma si sappia sin da ora: tutti coloro che intendono soffocare la modernizzazione e le istanze della nostra categoria, con metodi autoritari e di chiara ispirazione militaristica, - compresi quelli che si fingono democratici, che sono i peggiori -  non hanno mai avuto e mai avranno la compiacenza cosciente o implicita di questo sindacato.

Va garantito il lavoro, va garantito il buon lavoro, vanno garantiti i diritti dei lavoratori, perché solo così si garantisce la sicurezza ai cittadini.

La sicurezza vera!!!!

 

 

Il Segretario Generale Provinciale SIAP

Sandro CHIARAVALLOTI

Di Siap Piacenza - Pubblicato in : LETTERE - COMUNICATI
Wednesday 8 july 2009 3 08 /07 /Lug /2009 21:39

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