1-COPERTINA-2.jpgNoi del SIAP, durante l’ultimo congresso nazionale e durante le successive fasi,  avevamo condiviso e condividiamo la necessità che come poliziotti-sindacalisti e riformatori di essere protagonisti del dibattito sul proprio futuro, per una Polizia di Stato sempre più democratica e professionalmente preparata.

Concorrere a dare un contributo riformatore significa prima comprendere la forma che c’è , capire le Leggi che funzionano e quelle che invece non funzionano, per la tutela della sicurezza dei cittadini e nel perseguimento della giustizia.

Lontano da strilli e battibecchi ma soprattutto da ogni istinto di emergenza, dobbiamo saper cogliere le occasioni per  poter riflettere in profondità sul funzionamento del nostro Stato Democratico e di diritto.

Per me ciò costituirà un sicuro arricchimento . Lo dico nella convinzione che ho maturato nella mia esperienza di sindacalista da “prima linea” e che quotidianamente incontra le ansie, le preoccupazioni e i problemi di ogni collega.

Poterci  confrontare con la società civile, con  le Istituzioni,  con la politica, con il mondo sindacale e soprattutto con le altre realtà lavorative, significa poter parlare anche di come viviamo la nostra professionalità all’interno del ruolo che ci è assegnato, esprimendo il nostro disagio nella quotidianità della vita lavorativa.

Non ci attendiamo ricette miracolose, anche perché in un paese dove vigono ancora duecentomila leggi e più di tremila fattispecie penali, forse la prima e più urgente opera da compiere dovrebbe essere quella di fare chiarezza e semplificazione anche tra le norme che regolano il nostro lavoro.

Urgono delle riforme serie, applicabili e durature per uscire dal continuo clima di emergenza in cui ci sentiamo avvolti.

Rivendicare una qualità della vita lavorativa, utile ad ottenere migliori risultati nell’attività svolta, con investimenti seri che vadano ad incidere positivamente sul percorso lavorativo di ogni singolo operatore/operatrice  di polizia, a partire dalla prima formazione, ad un costante aggiornamento professionale e un clima lavorativo sereno, sono le condizioni minime per mantenere le giuste condizioni psicofisiche e le giuste motivazioni.

Per fare ciò però ci si deve necessariamente dotare di mezzi operativi e strumenti giuridici idonei ed efficaci.  

Forse non si tratta nemmeno di darci più poteri di quelli che oggi abbiamo e nemmeno di inasprire le pene più di quanto non lo siano già, ma sarebbe già un successo importante avere indirizzi chiari ed uniformi sulla politica criminale da perseguire in modo tale che prima di chiedere la certezza della pena, bisognerebbe ottenere la certezza di un processo rapido e giusto.

 

Pertanto, nella condizione in cui ci troviamo,  appare inutile questa continua rincorsa all’inasprimento delle pene se poi non si riescono ad applicare quelle attuali ed evitare le decine di migliaia di prescrizioni ogni anno che potrebbero aumentare se i tempi si accorciano e le risorse e gli uomini rimangono immutati. .

È inutile, ad ogni fatto di cronaca nazionale, continuare ad emettere provvedimenti tampone, senza dare strumenti giuridici e mezzi a chi opera in prima linea, affinché gli stessi siano portati a compimento con determinazione e nel pieno rispetto della legalità. 

La vera sicurezza si ottiene con risorse necessarie affinché ci consentano di controllare e reprimere l’illegalità, assicurando realmente alla giustizia chi si macchia di gravi delitti, ma nel contempo si possa realmente procedere all’effettivo recupero del condannato.

Anche se sappiamo che per determinati delitti è difficile pensarlo.

Ma dobbiamo ricordarci che è questo deve essere il vero principio di un paese che si definisce democratico democratico con una Polizia di Stato ad ordinamenti civile.  

Noi sentiamo, per la nostra piccola parte, di partecipare a questo obiettivo e quindi riteniamo che siano indispensabili riforme anche del sistema carcerario che possa, definitivamente, restituire alla società persone completamente reinserite ed incapaci di arrecare nuove offese alla legalità.

Auspichiamo quindi riforme. Riforme ed investimenti, seriamente compatibili con la democrazia, con uno stato costituzionale di diritto, che siano però uno sprone per i poliziotti ad assicurare i veri delinquenti al processo penale, per i magistrati a sostenere l’accusa, per i giudici ad emettere sentenze celeri e per il sistema carcerario fornire concrete occasioni di rieducazione anche con sanzioni alternative volte alla reintegrazione del danno provocato.

Secondo il mio modesto parere, avere la certezza della pena, per poi, alla conclusione della pena stessa,  scarcerare un individuo uguale o addirittura peggiore di quando è stato sottoposto alla restrizione della libertà personale, è un fallimento per tutta la società, nessuno escluso, di qualunque parte, ruolo o ambito sia esso collocato. 

Questa mia relazione  tenta quindi di tracciare solo le linee guida del confronto, offrendo spunti di riflessione.

Ci auguriamo che quanto emergerà possa servire a comprendere meglio, a fornire un contributo serio ed interagire per risolvere il disagio che ognuno di noi ha come poliziotto e come cittadino.

Per me e per il SIAP di Piacenza è solo il proseguimento di un percorso, un’apertura all’esterno, un essere parte integrante di una realtà confederale, un insieme di ragionamenti che vogliamo condividere con gli altri attori sociali, civili e politici.

In questa opera vogliamo proseguire, renderci partecipi del dibattito pubblico in questo Paese è per noi del SIAP il miglior modo, non solo di farne parte ma di trovare soluzioni a chi rappresentiamo.

Per questo vogliamo utilizzare tutte le risorse a nostra disposizione anche per altri eventi.

Sandro Chiaravalloti, Segretario SIAP Piacenza

Di Siap Piacenza - Pubblicato in : LETTERE - COMUNICATI
Friday 9 april 2010 5 09 /04 /Apr /2010 21:37

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