Quando, come in occasione delle festività natalizie e di fine di anno, capita di stendere una riga orizzontale e fare un bilancio, fare una somma delle poste attive e di quelle passive non è sempre facile.
Se è vero che per il decimo anno consecutivo il SIAP di Piacenza riesce ancor a crescere di una rappresentatività sia numerica che di elevate risorse umane , facendolo mantenere ancora come sindacato più rappresentativo a Piacenza, è anche vero che va doverosamente fatta una analisi ben più profonda.
E’ indubbio che la nostra società, i gruppi di cui facciamo parte, le nostre relazioni e noi stessi viviamo, il più delle volte in modo rassicurante ma per certi versi asfittico, immersi in delle ciclicità e delle periodicità: quella giornaliera, quella settimanale, quella mensile, quella annuale.
La fine dell’anno, di ogni anno solare, da quando i latini hanno preso a festeggiare il dio sole e le giornate che ricominciano lentamente ad allungarsi e, successivamente, la cultura o la fede cristiana ricordano la nascita di Gesù, non si sottrae a questo esercizio emotivo, relazionale e collettivo.
Il tempo ci appare così scandito da gesti e ritualità consuete, familiari, unificanti per solo fatto che si ripresentano dopo un certo tempo, che ci fanno riposare, rifiatare dalle solite e persistenti fatiche, oppure che ci consentono, per chi ha più fortuna ed è più vocato, di riflettere e di reincontrare gli affetti e le persone a cui si vuole del bene.
Il rischio però è di rimanere in superficie, di ripetere stancamente le solite cose, esclusivamente di distrarsi per poi ricominciare a tessere una tela consunta, logora e non più rammendabile.
Capita poi, come nel sindacato, come nel Siap di Piacenza, la valutazione e i bilanci, devono essere per continuare ad essere autentici e veri, fatti di impegni, di cose fatte, di risultati conseguiti, di traguardi raggiunti.
Nel corso dell’ultimissima Assemblea provinciale il Siap ha potuto, infatti, toccare con mano il prodotto di una parabola di un decennio di lavoro.
Dieci anni fa, quando il Siap si rinnovava in questa città, il sindacato di polizia era considerato in questa provincia, bene che andasse, al più un orpello compiacente e il contraddittorio con l’Amministrazione, seppur normativamente previsto, una vuota e sterile riproposizione di schemi e posizioni o peggio, quando, il sindacato avesse voluto avere a cuore i principi e i diritti dei lavoratori, una cosa da ostacolare, da avversare con sistemi più o meno nobili.
Dopo dieci anni il SIAP, grazie a tutte le persone che , organizzandosi, hanno deciso di prestare il loro obolo mensile, il loro tempo e le loro energie mentali e fisiche , è riuscito a conquistare maggiore democrazia, migliori riforme e metodi di lavoro per se stessi e, in definitiva, per la sicurezza dei cittadini. Grazie a questo lavoro incessante, possiamo tranquillamente dire, senza temere smentite, che il sindacato oggi a Piacenza ha più credibilità, più ascolto e ha indubbiamente conquistato un ambiente lavorativo più sano, più umano e dove l’ascolto, il dialogo e la parola non sono visti con sospetto ed avversione ma sono, invece, considerati strumenti per capirsi e migliorarsi.
Oggi il Siap è felice di constatare che questo avvenuto col suo determinante contributo, anche fatto di denunce e di lotte e di sacrifici personali, con l’apporto di ogni iscritto, di ogni umanità che lo ha attraversato e che lo continua ad attraversare.
In questa fase delicata per il paese, per il modello di sviluppo economico europeo se non addirittura occidentale tout court, il miglior bilancio che si può trarre, in una forma universale di federalismo e sussidiarietà, potrebbe essere proprio questo: ad ogni livello, compreso quello locale sarebbe necessario invertire i fattori e pensare prima alla crescita (o ad una rinascita) individuale e sociale, giuridica, in definitiva etica, di una comunità e di un popolo poiché quella economica stabile e solida, magari col tempo, arriverà come una naturale conseguenza. Così davvero se una cifra, non effimera, questi dieci anni di Siap a Piacenza la hanno e proprio quella della lotta per i diritti fondamentali e per il diritto, al riconoscimento umano in primis, nel proprio posto di lavoro prima ancora che il mero riconoscimento economico.
Buon Natale, dunque, magari un po’ più casto ma davvero più autentico.
Sandro Chiaravalloti
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