Finalmente, dopo anni e anni di battaglie e di solleciti da parte del sindacato, il Dipartimento della Pubblica Sicurezza, pone
l’attenzione su un tema di rilievo e drammatico come quello dei suicidi nella Polizia di Stato. Infatti ,AD ESEMPIO, il 19 novembre, presso la Scuola Superiore di Polizia in Roma, alla
Presenza del Sig. Capo della Polizia, si è effettuato un seminario sul tema, “Analisi del fenomeno suicidario nella Polizia di Stato” nella Polizia
di Stato, in quest’ultimo anno, si sono tolti la vita molti colleghi con la pistola d’ordinanza: un numero elevato rispetto agli ultimi 2 anni (circa
il doppio), senza contare i numerosi colleghi che si ammalano di malattie connesse ad uno stato mentale non più ottimale ovvero di patologie (come
quelle cardiovascolari) che possono trovare la loro concausa determinante in fenomeni stressori e di disagio organizzativo o funzionale ripetuto, sommati alle problematiche personali-famigliari.
Per la verità il problema è comune con altre forze di polizia con particolare incidenza nella Polizia Penitenziaria; verrebbe da considerare, a prima vista, che laddove si incontra il disagio
umano e sociale proprio quel disagio ha la capacità di estendersi e contaminare gli operatori. Il Siap di Piacenza, infatti, ha sempre posto l’attenzione alla necessità di valutare attentamente il rischio stress, con serietà e con coscienza, senza prendere decisioni personalistiche e di puro
spirito vendicativo nei confronti di un personale che si adopera sempre più in un mestiere duro e complicato, aggravato da condizioni lavorative, regolate sempre più da una legislazione
eterogenea, ipertrofica e troppo spesso di tipo emergenziale; un lavoro che a volte non permette neanche il giusto e meritato riposo in famiglia, utile a garantire il recupero psicofisico
nonostante vengano effettuate segnalazioni; evidentemente ad orecchie sorde. Senza considerare, poi, che il personale di Polizia , purtroppo, può
subire condizioni di stress che provengono più dal proprio interno che dalle insidie esterne, grazie a delle gestioni che nulla hanno a che fare con
l’organizzazione democratica e partecipata, la tutela della salute e la lungimirante gestione delle risorse umane e delle proprie capacità. Decisioni che producono stress e che se sommate a
quelle personali, rischiano di innescare un meccanismo pericoloso. È sulla valutazione del rischio stress che questo Siap, pur avendo ottenuto alcuni
risultati ( penso che siamo stati i primi in tutta Italia) , non si rassegnerà affinché la valutazione del rischio stress non verrà favorita, rispetto al già chiaro nuovo Testo Unico sulla
sicurezza sul lavoro, da direttive chiare e trasparenti, anche dal Dipartimento stesso - Direzione Centrale di Sanità) , con una circolare del 15.04.2008 a riposta di una nostra richiesta
inoltrata alla Questura di Piacenza, ha riconosciuto che il rischio stress deve essere valutato.
Il Segretario Generale provinciale SIAP
Sandro ChiaravallotiScrivi un commento - Vedi 0 commenti

