L’idiozia è l’atto di chi non conosce intelligenza; di chi non sa leggere dentro, all’interno. L’idiozia è l’atto di chi non pensa che quello che fa può far male, umiliare anche
immotivatamente, può trasformare l’altro da sé in un mezzo, una cosa, uno strumento per riaffermare il suo potere fine a se stesso. Un’idiozia così può essere perpetrata da un uomo colto,
apparentemente ben istruito ma non di certo intelligente.
Purtroppo sono costretto, nonostante varie denuncie sulla questione, a dover ancora segnalare i “Soliti Idioti” che occupano posti strategici e di rilievo, al di là della qualifica,
all’interno di una istituzione importante come la Polizia di Stato. Notiamo, osserviamo e constatiamo sempre con attenzione. Il Siap interverrà sempre e pubblicamente contro quegli atteggiamenti
tesi ad umiliare la persona, che hanno il metro corto della miopia – le idiozie , al posto delle diottrie - , con metodi che non devono essere usati neanche nei confronti dei peggiori
delinquenti, in quanto il nostro mestiere è quello di assicurare alla giustizia i colpevoli di un reato nel pieno rispetto delle regole. Regole che vanno rispettate soprattutto nel nostro interno
in quanto, come ho potuto già evidenziare, le ansie dei poliziotti molte volte provengono più dalle insidie e dalle paure suscitate all’interno e non dal pericolo esterno che comporta il
nostro mestiere. Ma la cosa ancor più grave è che, oltre a ledere la dignità delle persone, atteggiamenti del genere, se imitati all’esterno, provocano danno alla nostra Amministrazione e
ai cittadini tutti con conseguenze a volte drammatiche. Pare apprendere, da tempo, che le antipatie per uno o più collega, riescano ad indurre questi “soliti” a dover cercare anche il minimo
spiraglio, a volte ridicolo, che farebbe impallidire anche il demonio, pur di arrecare danno a chi evidentemente ha solo il difetto di non essere infido come loro. Finché i colleghi lo
vorranno, finché sarò il rappresentate del SIAP, e credetemi, nonostante le vostre azioni tese a delegittimare, lo sarò per tanto tempo ancora insieme a tantissimi colleghi che si impegnano
quotidianamente per l’uguaglianza – parola da voi non digerita - , sarò sempre qua, come una spina nel fianco, a ricordarvi che i vostri comportamenti sono vere e proprie idiozie e che la vita è
bella, nonostante le vostre nefandezze.
Il Segretario Generale provinciale SIAP
Sandro Chiaravalloti
Di Siap Piacenza - Sindacato Polizia -
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Saturday 14 january 2012
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Saturday 7 january 2012
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Dalla Segreteria Nazionale
Riforma pensioni: cosa potrebbe cambiare dal 2012
Ipotesi al vaglio del Governo
La riforma delle pensioni è uno dei nodi principali con il quale si dovrà confrontare il Governo
Monti; il neo Ministro del Welfare Elsa Fornero ha anticipato nei giorni scorsi alcuni dei
primi passi che si intenderanno percorrere, ossia il passaggio al sistema contributivo con
calcolo della pensione "pro rata".
Se il tema centrale delle scelte di Governo è l’equità, corredata da una politica del rigore
e della crescita, trovano giustificazione le preoccupazioni sul sistema previdenziale non per
la sostenibilità dei costi e neanche per l’innalzamento dell’età pensionabile ma più per le ampie
sacche di “disparità di trattamento tra diverse generazioni e categorie di lavoratori, nonché da
aeree ingiustificate di privilegio”.
Probabilmente quindi, la riforma delle pensioni che approderà al Consiglio dei Ministri dirà
addio al sistema retributivo. Il nuovo sistema previdenziale sarà, infatti, basato solo sul calcolo
contributivo e le pensioni verranno determinate in base al sistema “pro rata“ cioè
l’importo delle future pensioni verrà calcolato in base ai contributi versati (senza considerare
l’ammontare dello stipendio percepito) per tutti i lavoratori che maturano i requisiti:
donne o uomini, autonomi o dipendenti.
Di fatto, la riforma delle pensioni entrerà in vigore dal 1° gennaio 2012, andando ad incidere
su tutti i lavoratori in procinto di maturare i requisiti per poter presentare domanda di
pensionamento. Va però sottolineato e chiarito che quanto maturato fino al 31 dicembre
2011, con gli attuali metodi di calcolo retributivo o misto, non verrà toccato. Il
nuovo meccanismo, se varato, verrà applicato solo ai contributi versati a partire dal
nuovo anno.
Nei programmi del Governo, ci potrebbe essere l’ipotesi di un’azione in due fasi: un primo
pacchetto di misure immediate per dare risposta ad alcuni problemi urgenti (per esempio la
vecchiaia delle donne del settore privato e le disparità sulle aliquote contributive), successivamente
poi, interventi più organici e strutturali ad oggi appunto solo ipotizzabili vista la formazione
del Ministro e tali da trasferire ipotesi prettamente tecniche a ipotesi percorribili anche
dal punto di vista politico.
Appare evidente comunque che la base di partenza è il sistema contributivo per tutti. In
questa ottica è plausibile l’obiettivo di accelerare l’entrata a regime della riforma Dini, la legge
335 del 1995, che ha introdotto il sistema di calcolo della pensione con il metodo contributivo, i
cui effetti finanziari, se non ci fossero interventi oggi, saranno completamente acquisiti solo dopo
il 2050.
L’accelerazione per ottenere il completamento della legge Dini si potrebbe ottenere stabilendo
che dal 1° gennaio 2012 tutte le nuove pensioni saranno calcolate con il sistema
contributivo, fatti salvi comunque i diritti acquisiti, ossia anche i lavoratori oggi collocati
nel sistema retributivo passerebbero – ma solo per gli anni mancanti alla pensione – al sistema
misto, quel sistema già oggi previsto per coloro i quali al 31 dicembre 1995 avevano meno di
18 anni di contributi. Quanti invece a quella data non avevano alcun versamento verrebbero
collocati nel c.d. sistema “contributivo puro”.
L’altro grande obiettivo del Governo è di allungare l’età pensionabile, di fatto, un’altra
eredità della riforma Dini, con la prima conseguenza immediata: pensione più elevata al crescere
dell’età. In ogni caso il passaggio esclusivo al metodo contributivo andrà a penalizzare
chi uscirà prima dal mondo del lavoro e consentirà solo a chi smetterà di lavorare molto tardi di
ottenere una pensione più accettabile.
È chiaro che il S.I.A.P. non potrà avallare alcuna proposta che preveda un innalzamento
dell’età pensionabile per i poliziotti (ad oggi da agente a primo dirigente a 60 anni, dirigente
superiore a 63 anni e fino a dirigente generale a 65 anni), tutelata da norme contrattuali e dalla
specificità, stabilita dal “collegato lavoro”, legge 4 novembre 2010, n. 183.
Per quanto attiene specificatamente gli operatori del Comparto Sicurezza ad oggi il Sindacato
non può, oggettivamente, formulare alcuna valutazione di merito dato che non abbiamo
elementi oggettivi e nessun testo di riferimento. Appena avremo una bozza di proposta, il
S.I.A.P. chiederà un incontro al Ministro dell’Interno ed alle Commissioni parlamentari competenti
al fine di una verifica congiunta, condivisa e soprattutto attenta alla realtà lavorativa e
professionale dei poliziotti delle ipotesi previdenziali che il Governo intenderà seguire.
I riflessi sul nostro sistema previdenziale potranno esser valutati tenendo conto dello stato
- praticamente nullo ad oggi - della previdenza complementare e della riconosciuta specificità.
Non mancheremo di seguire quanto si andrà sviluppando attorno al nodo pensioni e di
informare i colleghi sui reali risvolti per il Comparto Sicurezza.
Roma, 29 Novembre 2011
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